TRADUZIONE INFORMALE, DA NON CONSIDERARE COME TESTO UFFICIALE
Estratto: Rapporto sul traffico di esseri umani – Italia, pubblicato nel mese di giugno 2010
(Rapporto sul traffico di esseri umani – pubblicato giugno 2010)
ITALIA (Classe 1)
L’Italia è un paese di destinazione e di transito per donne, bambini e uomini fatti oggetto di traffici di esseri umani, specificamente a scopo di prostituzione coatta e lavoro coatto. Le vittime provenivano dall’Africa settentrionale e orientale, dall’Europa dell’Est, dai paesi dell’ex Unione Sovietica, dal Sud America, dall’Asia e dal Medio Oriente. Rumeni e altri minori originari dell’Europa dell’Est hanno continuato a essere forzati alla prostituzione e all’accattonaggio nel paese. Un numero significativo di uomini ha continuato a essere oggetto di lavoro coatto e riduzione in schiavitù a causa dei debiti, soprattutto nel settore agricolo, nelle regioni del sud dell’Italia. Nel 2009 gli ispettori del lavoro hanno scoperto 98.400 lavoratori non registrati occupati presso 80.000 delle 100.600 aziende agricole sottoposte a ispezione; il loro status di stranieri privi di registrazione li rendeva vulnerabili ai traffici. Tra i paesi da cui provengono con più frequenza le vittime del lavoro coatto ci sono Polonia, Romania, Pakistan, Albania, Marocco, Bangladesh, Cina, Senegal, Ghana e Costa d’Avorio. I trafficanti hanno continuato a spostare con maggiore frequenza le loro vittime all’interno dell’Italia, spesso tenendole nelle città principali solo pochi mesi per volta, nel tentativo di eludere i controlli della polizia. A quanto hanno riferito le ONG e gli esperti indipendenti, gli sforzi per limitare la prostituzione di strada e le iniziative di repressione dell’immigrazione illegale hanno fatto spostare il traffico di esseri umani verso ambiti più privati e nascosti, così da rendere difficile e complessa l’identificazione delle vittime.
Il governo italiano rispetta appieno i criteri minimi previsti per l’eliminazione del traffico di esseri umani. Durante il periodo considerato il governo ha continuato a fornire completa assistenza alle vittime identificate dei traffici. Tuttavia, secondo le ONG nel corso dell’anno il governo ha mancato di assumere le iniziative necessarie a identificare molte delle potenziali vittime della tratta, allontanandosi in modo significativo dalla sua precedente impostazione concentrata sulle vittime dei traffici in Italia. È possibile che ciò abbia avuto come esito il trasferimento delle vittime verso paesi in cui sono esposte a ritorsioni e privazioni nonché la penalizzazione delle vittime stesse come conseguenza diretta del loro essere state oggetto della tratta .
Raccomandazioni per l’Italia: Incrementare gli sforzi per raggiungere e identificare le vittime potenziali e per assicurare che un maggior numero di vittime dei traffici venga identificato, riceva assistenza e non sia penalizzato per i reati commessi in conseguenza diretta dell’essere stato oggetto della tratta; impegnarsi attivamente per identificare le potenziali vittime dei traffici tra le popolazioni di immigranti illegali, così da impedire che vengano trasferite in paesi in cui le attendono ritorsioni o privazioni; e indagare e perseguire con fermezza tutti i reati di complicità collegati alla tratta.
Perseguire i reati
Nel corso dell’anno il governo dell’Italia ha continuato a dimostrarsi fermamente impegnato nello sforzo di far rispettare le leggi contro il traffico di esseri umani. L’Italia proibisce ogni forma di traffico di esseri umani in base alla legge del 2003 “Misure Contro la Tratta di Persone”, che prevede pene detentive da otto a 20 anni. Queste pene sono sufficientemente severe e sono commisurate a quelle previste per altri reati gravi. I dati relativi al 2008 mostrano che il governo ha condotto indagini su 2.221 individui e ne ha conseguentemente arrestati 365. Il governo ha riferito che nel 2008 i tribunali hanno condannato 138 persone colpevoli di traffici, comminando, secondo le stime, una media di quattro anni di carcere; il governo ha riferito che tutti i colpevoli sono stati perseguiti in base alla legge del 2003 sulla tratta di persone. A quanto riferito, in alcuni casi il governo, per perseguire i traffici a scopo di lavoro coatto, ha usato altre leggi, che comportano pene minori. Non ha però disaggregato i suoi dati per mostrare se vi siano state imputazioni o condanne per reati relativi alla tratta a scopo di lavoro coatto. Nel dicembre 2009 le autorità hanno arrestato due guardie carcerarie accusate di sfruttamento di donne a fine di prostituzione. Nel settembre 2007 un funzionario del consolato italiano a Kyiv è stato arrestato per aver agevolato la tratta di giovani ragazze per la prostituzione coatta in circoli ricreativi e discoteche; il governo italiano non ha riferito di successive indagini in Italia.
Protezione
Durante il periodo preso in esame il governo italiano ha continuato a impegnarsi negli sforzi per proteggere e assistere le vittime dei traffici. L’articolo 18 della legge italiana contro la tratta di persone prevede l’identificazione delle vittime dei traffici e il loro trasferimento alle ONG per la cura e l’assistenza; tuttavia, il governo non ha predisposto procedure a parte per i convenuti a giudizio di prima linea così da assicurare che questo aspetto della legge trovasse applicazione. Nel 2008 hanno avuto accesso a programmi di protezione sociale circa 1.100 vittime dei traffici, tra cui 50 bambini e 100 uomini. Secondo il Ministero dell’Interno nel 2009 sono state 810 le vittime che hanno ricevuto un permesso di soggiorno per aver collaborato con le forze dell’ordine, a fronte alle 664 dell’anno precedente. Alle vittime adulte dei traffici è stato garantito un permesso di soggiorno di sei mesi, che veniva rinnovato se la vittima trovava un’occupazione o si era iscritta a un programma di addestramento al lavoro. I bambini ricevevano automaticamente un permesso di soggiorno fino al raggiungimento dei 18 anni. Nel 2009 il governo nazionale e le autorità locali hanno erogato 12,7 milioni di dollari per progetti di assistenza alle vittime. Nel 2009 il governo ha assicurato tramite l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (OIM) il ritorno volontario di 34 vittime di traffici. Le vittime che venivano identificate e denunciavano i trafficanti in genere non hanno subito condanne per atti illegali commessi in conseguenza diretta dell’essere stati oggetto di tratta. Durante il periodo considerato il governo ha messo in atto con forte determinazione leggi e politiche di sicurezza anti-immigrazione che prevedono sanzioni per i migranti illegali e la loro veloce espulsione dall’Italia. Secondo quanto riportato da gruppi internazionali per i diritti umani ed esperti locali, in conseguenza di questo le autorità non hanno preso misure adeguate per identificare le potenziali vittime di traffici. Inoltre, durante il periodo preso in esame, il governo italiano ha reso operativo un accordo con il governo della Libia che ha consentito alle autorità italiane di bloccare le imbarcazioni dei migranti e rimandarle forzosamente indietro costringendole a fare rotta verso la Libia. A quanto affermano Amnesty International e Human Rights Watch, il governo non ha effettuato neppure uno screening veloce tra questi migranti per verificare se vi fossero indicazioni di traffici. I disordini razziali avvenuti Rosarno nel gennaio 2010 hanno rivelato un dilagante sfruttamento del lavoro degli immigranti nel settore agricolo italiano. Il governo ha riferito che molti di questi migranti africani disponevano di permessi di soggiorno temporanei; il governo ha annunciato di aver concesso asilo ad alcuni dei migranti e deportato gli altri. Non è chiaro se le autorità abbiano sistematicamente tentato di identificare tra questi migranti le vittime della tratta; solo otto migranti hanno chiesto il permesso di soggiorno in quanto vittime di traffico.
Prevenzione
Nel 2009 il governo italiano ha continuato ad assumere iniziative per prevenire la tratta. Durante il periodo preso in esame il governo ha avviato una campagna d’informazione, finanziata dalla UE, che prevedeva tra l’altro annunci televisivi e radiofonici mirati a informare il pubblico del fatto che alcune donne che praticano la prostituzione nelle città italiane possono essere vittime della moderna schiavitù. Nel periodo considerato le ONG hanno continuato a diffondere materiali finanziati dal governo, tra cui spot televisivi e su Internet, avvisi e adesivi per le auto in varie lingue. Il governo ha sponsorizzato un programma attuato nel 2009 dall’OIM per accrescere le possibilità delle ONG nigeriane di prevenire la tratta di vittime nigeriane. Secondo quanto dichiarato, il governo organizza con regolarità sessioni di addestramento sui diritti umani e la tratta, sia per i civili che per il personale militare che presta servizio all’estero nelle missioni internazionali di peacekeeping. A quanto stimato dalla ONG ECPAT, ogni anno 80.000 italiani di sesso maschile compiono viaggi in Kenia, Tailandia, Brasile, America Latina e nella Repubblica Ceca per turismo sessuale. Il governo ha portato avanti il suo programma per combattere il turismo sessuale che ha per oggetto minori che coinvolge anche operatori turistici e agenzie di viaggi; ciononostante il governo non ha comunicato di aver avviato azioni penali per genere questo tipo di crimine nel corso del 2009.