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Secretary of State Clinton on Internet Freedom

Secretary of State Clinton on Internet Freedom

21 January 2010

Discorso del Segretatio di Stato Hillary Clinton sulla Libertà di Internet, 21 gennaio 2010

Traduzione parziale pubblicata dal quotidiano "La Stampa" del 22 gennaio 2010


The Newseum
Washington, D.C.

La diffusione delle reti d’informazione sta formando il nuovo sistema nervoso del nostro pianeta. Quando qualcosa accade ad Haiti o nell’Hunan lo veniamo a sapere in tempo reale, e da persone reali, e possiamo reagire subito. Il team di soccorritori Usa e la ragazza sepolta sotto le rovine di un supermarket hanno comunicato in un modo che era impossibile solo una generazione prima.

È stata salvata grazie a un sms. Mentre siamo qui chiunque di voi, o dei vostri figli, può trasmettere la nostra discussione a miliardi di persone in tutto il mondo utilizzando gli strumenti che ci portiamo dietro ogni giorno.

Sotto molti aspetti, l’informazione non è mai stata così libera. Perfino nei Paesi autoritari le reti d’informazione aiutano la gente a scoprire cosa sta accadendo e costringono i governi a tener conto dell’opinione pubblica. Ma in questa esplosione senza precedenti di connettività, dobbiamo anche riconoscere che le tecnologie non sono soltanto una benedizione. Sono strumenti che possono venire utilizzati contro il progresso e i diritti politici. Come l’acciaio può venire usato per costruire ospedali o mitragliatrici, e l’energia nucleare può riscaldare le città piuttosto che distruggerle. Le stesse reti che aiutano a organizzare movimenti per la libertà permettono ad Al Qaeda di diffondere l’odio e incitare alla violenza contro gli innocenti. E le tecnologie che possono rendere i governi più accessibili e trasparenti vengono utilizzate per reprimere il dissenso e negare i diritti umani.

Per loro natura, le nuove tecnologie non si schierano nella lotta per la libertà e il progresso. Gli Stati Uniti invece sì. Noi vogliamo un solo Internet al quale tutta l’umanità ha accesso eguale per attingere conoscenze e idee. La sfida potrebbe essere nuova, ma la nostra responsabilità nell’aiutare il libero scambio di idee risale agli albori della nostra repubblica, e oggi riteniamo cruciale garantire agli utenti di Internet alcune libertà fondamentali.

La prima è la libertà di espressione. Che non si limita più alla possibilità per i cittadini di scendere in piazza. I blog, le e-mail, i network sociali e i messaggi hanno inaugurato nuovi luoghi di scambio di idee, e sono diventati i nuovi bersagli della censura. In questo momento censori governativi stanno lavorando furiosamente per cancellare dalla storia le parole che sto pronunciando. Muri virtuali vengono eretti al posto di quelli di pietra. Alcuni Paesi hanno costruito barriere elettroniche per impedire l’accesso a parte della rete globale. Cancellano parole, nomi e frasi chiave dai motori di ricerca. Violano la privacy dei cittadini. Una nuova cortina d’informazione sta scendendo su parte del mondo, dove i video e i blog sono ormai il samizdat dei giorni nostri.

Tutte le società riconoscono limiti alla libertà di espressione. Non tolleriamo coloro che incitano alla violenza, come gli agenti di Al Qaeda. Ma queste sfide non devono diventare una scusa per i governi per violare sistematicamente i diritti e la privacy di coloro che usano Internet per fini politici pacifici.

È necessaria anche la libertà di religione, Internet può costruire un ponte tra credenti di diverse confessioni. Ma alcune nazioni usano Internet per ridurre al silenzio i credenti di diverse religioni. È necessaria la libertà dal bisogno. Nel nostro mondo il talento è distribuito universalmente, a differenza delle opportunità. Oggi nel mondo ci sono 4 miliardi di cellulari, molti dei quali sono in mano ad ambulanti, guidatori di risciò e altre persone che storicamente non avevano accesso all’istruzione e alle maggiori opportunità. Le reti d’informazione sono un grande livellatore e dobbiamo usarle per aiutare la gente a uscire dalla povertà.

Bisogna anche essere liberi dalla paura. Qualcuno userà le reti globali per scopi oscuri: estremisti violenti, cartelli criminali, predatori sessuali e governi autoritari. Gli Stati, i terroristi e coloro che agiranno per loro mandato devono sapere che gli Usa difenderanno le nostre reti. Chi cercherà di interrompere il libero flusso dell’informazione mette a rischio la nostra economia, il governo e la società civile. Paesi o individui che lanciano cyberattacchi devono pagarne le conseguenze. In un mondo interconnesso, l’attacco alle reti di una nazione può significare un attacco a tutti.

Infine vorrei invocare la libertà di connettersi. Che oggi equivale alla libertà di assemblea nel cyberspazio. In Iran, Moldova e altri Paesi l’organizzazione online è stata cruciale per promuovere la democrazia. E perfino in democrazie consolidate come gli Usa abbiamo visto la potenza di questi strumenti che hanno cambiato la storia. Vi ricorderete ancora le presidenziali del 2008.

Perseguire queste libertà è giusto. Ma è anche intelligente. Così possiamo allineare i nostri principi, i nostri obiettivi economici e le nostre priorità strategiche. Nessuno stato, gruppo o individuo deve rimanere schiacciato dalle macerie dell’oppressione. Non tollereremo che qualcuno venga separato dalla comune famiglia dell’umanità dai muri della censura. E non possiamo più rimanere in silenzio solo perché non sentiamo le loro grida.

 

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