s
U.S. Mission to Italy U.S. Mission to Italy
Background image
Background image
Related Topics
banner image Full version Plain Text Version Plain Text Version banner image
   Environmental Issues
    
President Barack Obama speaks at the morning plenary session of the United Nations Climate Change Conference at the Bella Center in Copenhagen, Denmark, Friday, Dec. 18, 2009.
(AP Photo/Susan Walsh)

President Barack Obama speaks at the morning plenary session of the United Nations Climate Change Conference at the Bella Center in Copenhagen, Denmark, Friday, Dec. 18, 2009. (AP Photo/Susan Walsh)

18 December 2009

Discorso del Presidente Barack Obama al Summit di Copenhagen, 18 dicembre 2009

[traduzione non ufficiale]

IL PRESIDENTE: Buongiorno. E’ per me un onore unirmi a questo gruppo di leader di nazioni provenienti da tutto il mondo. Ci siamo riuniti qui a Copenhagen perché i cambiamenti climatici rappresentano un crescente pericolo per i nostri popoli. Non sareste qui se non foste convinti –come me- che questo pericolo è reale. Non si tratta di fiction, ma di scienza. Senza controllo, i cambiamenti climatici porteranno dei rischi inaccettabili per la nostra sicurezza, per le nostre economie e per il nostro pianeta. Questo lo sappiamo.

Quindi la questione che abbiamo davanti non è più la natura di questa sfida, la questione è la nostra capacità di affrontarla. Perché mentre è fuori dubbio la realtà dei cambiamenti climatici, è ancora in bilico la nostra capacità di prendere una decisione collettiva al riguardo.

Io ritengo che noi possiamo agire con coraggio e con decisione, a fronte di questa minaccia comune. Ed è per questo motivo che oggi sono venuto qui.

L’America, essendo la più grande economia mondiale ed il secondo produttore mondiale di emissioni, ha la sua parte di responsabilità nell’affrontare i cambiamenti climatici, ed abbiamo intenzione di onorare questa responsabilità. Per questo abbiamo rinnovato la nostra leadership all’interno dei negoziati internazionali sui cambiamenti climatici ed abbiamo lavorato insieme ad altre nazioni per eliminare gradualmente i sussidi ai combustibili fossili. Ed è per questo che abbiamo intrapreso azioni coraggiose nel nostro paese –con investimenti di portata storica nelle energie rinnovabili, mettendoci al lavoro per aumentare l’efficenza delle nostre abitazioni e dei nostri edifici, e presentando una legislazione completa per trasformarci in una economia ad energia pulita.

Queste iniziative sono ambiziose, e non sono motivate semplicemente dall’intenzione di adempiere alle nostre responsabilità globali. Noi siamo convinti che cambiare il modo in cui produciamo ed utilizziamo l’energia sia essenziale per il futuro economico dell’America –che questo porterà alla creazione di milioni di posti di lavoro, darà energia a nuove industrie, ci manterrà competitivi, e stimolerà ulteriore innovazione. Noi siamo convinti che cambiare il modo in cui produciamo ed utilizziamo l’energia sia essenziale alla sicurezza nazionale americana, perché ridurrà la nostra dipendenza dal petrolio estero e ci aiuterà ad affrontare alcuni dei pericoli rappresentati dai cambiamenti climatici.

Per questo l’America proseguirà in questa direzione al di là di quanto succeda a Copenhagen. Ma noi saremo tutti più forti, più protetti e più sicuri se agiremo insieme. E’ per questo che è nel nostro comune interesse raggiungere un accordo globale nel quale accettiamo di fare alcuni passi, e di ritenerci l’un l’altro responsabili dei nostri impegni.

Dopo mesi di discussioni e due settimane di negoziati, ritengo che i pezzi di questo accordo siano ormai chiari.

Primo: tutte le maggiori economie devono attuare delle azioni forti a livello nazionale che portino alla riduzione delle loro emissioni, ed iniziare a cambiare rotta sui cambiamenti climatici. Mi rallegra che molti di noi lo abbiano già fatto, e ho fiducia che l’America manterrà gli impegni che ha preso: tagliare le nostre emissioni intorno al 17% entro il 2020, e per più dell’80% entro il 2050, in linea con la legislazione definitiva.

Secondo: dobbiamo avere un meccanismo per verificare se stiamo mantenendo i nostri impegni, e per scambiarci queste informazioni in maniera trasparente. Queste misure non devono essere intrusive, o infrangere la nostra sovranità nazionale. Dovranno però assicurare che l’accordo sia credibile, e che si stia agendo in linea con gli impegni presi. Senza questa responsabilità, ogni accordo rimarrebbe una serie di parole vuote sulla carta.

Terzo: dobbiamo avere dei finanziamenti che aiutino le nazioni in via di sviluppo ad adattarsi, in particolare le nazioni meno sviluppate e più vulnerabili ai cambiamenti climatici. L’America farà parte di un fondo di rapida attuazione che aumenterà fino a 10 miliardi di dollari nel 2012. Il Segretario di Stato Clinton ha detto con chiarezza ieri che ci impegneremo in uno sforzo globale per mobilitare 100 miliardi di dollari in finanziamenti entro il 2020, a patto che –e solamente se- questo farà parte dell’accordo più ampio che ho appena descritto.

Riduzione, trasparenza e finanziamento. E’ una formula chiara – una formula che abbraccia il principio delle risposte comuni ma differenziate e delle rispettive possibilità. E che rappresentano un accordo significativo – un accordo che ci porta più avanti di quanto siamo mai stati come comunità internazionale.

La domanda è se andremo avanti insieme o ci divideremo. Questo non è un accordo perfetto, e nessuna nazione potrà ottenere tutto ciò che vuole. Ci sono quei paesi in via di sviluppo che vogliono aiuti privi di vincoli e che ritengono che le nazioni più avanzate debbano pagare un prezzo più alto, e ci sono quelle nazioni più avanzate che pensano che i paesi in via di sviluppo non siano in grado di assorbire questa assistenza, oppure che i paesi le cui emissioni crescono più velocemente debbano farsi carico di una parte maggiore del carico.

Conosciamo le linee di divisione, perchè ci hanno imprigionato da anni. Ma questo è il punto: possiamo fare nostro questo accordo, fare un sostanziale passo avanti e continuare a perfezionarlo e a costruire sulla sua base. Lo possiamo fare, e ciascuno in questa stanza farà parte di una impresa storica – una impresa che renderà migliore la vita dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Oppure possiamo ancora scegliere di rimandare, ricadendo nelle stesse divisioni che hanno impedito i nostri progressi per anni. E torneremo ad avere le stesse discussioni stantie mese dopo mese, anno dopo anno – mentre il pericolo dei cambiamenti climatici continua a crescere fino a diventare irreversibile.

Non c’è tempo da perdere. L’America ha fatto la sua scelta. Abbiamo tracciato il nostro percorso, abbiamo preso i nostri impegni, e faremo quello che abbiamo detto. Io credo che sia giunta l’ora per le nazioni e i popoli del mondo di unirsi in un intento comune.

Dobbiamo scegliere l’azione invece dell’inerzia; il futuro invece del passato – adempiamo alle nostre responsabilità verso i nostri popoli e verso il futuro del nostro pianeta, con coraggio e con fede. Grazie.

 

 

This site is managed by the U.S. Department of State.
External links to other Internet sites should not be construed as an endorsement of the views or privacy policies contained therein.