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testo originale in inglese

 

La democrazia funziona anche per i musulmani, ha detto il Segretario di Stato Colin Powell, 15 aprile 2003

Rivolgendosi ai giornalisti presso il Foreign Press Center di Washington il 15 aprile, Powell ha detto: "Spero che le popolazioni di tutta quella parte del mondo si renderanno conto dei vantaggi derivanti da un governo democratico che sia sensibile ai bisogni della gente e che usi le ricchezze del paese a beneficio del popolo. Spero che la democrazia diventi un sistema politico sempre più attraente in tutta quella regione, così come lo è già in molte altre parti del mondo. Non c’è ragione per cui dovremmo essere incerti sulla democrazia in Medio Oriente o nella regione del Golfo. Tuttavia ogni nazione dovrà trovare la sua strada".

Powell ha detto di sperare che un sistema democratico in una società musulmana quale quella turca, e presto in Irak, possa rappresentare un esempio per tutti i paesi del Medio Oriente e del Golfo Persico.

Nonostante esistano serie preoccupazioni circa le armi di distruzione di massa in Siria e Iran, gli Stati Uniti non hanno piani di ulteriori azioni militari in quella regione, Powell ha detto.

"Nutriamo timori verso la Siria.... E ne nutriamo altresì nei confronti di alcune scelte dell’Iran. ... Tuttavia al momento non c’è alcuna lista, né alcun proposito di attaccare qualsiasi paese, né con l’intento di rovesciarne il governo, né con quello di imporre i valori della democrazia," Powell ha aggiunto.

Il Segretario di Stato ha detto che gli Stati Uniti non vogliono "essere i gendarmi del mondo", aggiungendo che l’agenda del Presidente Bush prevede "di aiutare la gente a migliorare la propria vita". Powell ha sottolineato che quell’agenda include l’aumento di 5 miliardi di dollari l’anno per gli aiuti all’estero, predisposto secondo il Millennium Challenge Account, 15 miliardi di dollari in più per (combattere) la sindrome HIV/AIDS, accordi di libero scambio con paesi in tutto il mondo, e il sostegno per dare nuovo impulso ai negoziati del Doha Round of World Trading Organization.

Powell ha inoltre sottolineato che sebbene negli ultimi 12 anni gli Stati Uniti abbiano giocato un ruolo da "gendarmi" in diverse aree del mondo, mai una volta si sono imposti in alcuna di esse. In Kuwait, nel Kosovo e in Afganistan, egli ha detto, gli Stati Uniti sono stati pronti a lavorare con "coalizioni composte da governi con la stessa visione del problema", e ad aiutare per ricostituire e organizzare governi sotto la guida di esponenti locali.

Powell ha detto che le Nazioni Unite "restano una importante organizzazione" e avranno un ruolo nella ricostruzione e ristrutturazione dell’Irak. "Le Nazioni Unite non possono risolvere tutti i problemi che vengono loro sottoposti", egli ha detto, "pur restando una importante istituzione".

Per quanto riguarda la "road map", il programma volto a risolvere il conflitto israele-palestinese, Powell ha detto che gli Stati Uniti sperano di annunciarlo tra una settimana circa, quando si ritiene che sarà formato il gabinetto del nuovo primo ministro dell’Autorità palestinese, Abu Mazen. "E noi speriamo che entrambe le parti in causa useranno la "road map" come un mezzo per collegarsi con il disegno che il Presidente aveva esposto nel suo discorso del 24 giugno 2002, che corrispondeva al disegno che era stato tracciato dai Paesi della Lega Araba, in seguito all’iniziativa del principe ereditario saudita Abdullah", ha detto Powell.

Un capitolo essenziale della "road map" è dedicato alla questione degli insediamenti israeliani, Powell ha detto. Il Segretario di Stato ha affermato: "Ce ne rendiamo conto noi, e sappiamo che anche il governo israeliano lo capisce. La nostra posizione sulla questione degli insediamenti è molto chiara. Devono finire."

 

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