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Cheney definisce l'Iraq il "fronte principale" nella guerra al terrorismo, 10 ottobre 2003 (Egli ha affermato che gli Stati Uniti manterranno l'impegno assunto per dar vita a un Iraq sicuro) Lo scorso 10 ottobre, il Vice Presidente Cheney ha dichiarato che "l'Iraq è divenuto il fronte principale nella guerra al terrorismo". Nel corso di un intervento alla Heritage Foundation a Washington, Cheney ha asserito che è stato "fondamentale far osservare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU" sull'Iraq e che "ora, dopo aver liberato il Paese, è fondamentale mantenere la parola data al popolo iracheno, aiutandolo a dar vita a un Paese sicuro e a un Governo democratico. Faremo quanto promesso". Secondo Cheney, la missione statunitense in Iraq "rappresenta un'impresa importante e rientra in una missione più ampia che gli Stati Uniti hanno accettato più di due anni fa". Egli ha continuato dicendo che i terroristi avevano colpito prima dell'11 settembre, portando avanti una campagna sistematica contro gli Stati Uniti che comprende "l'attacco contro la caserma dei marines di Beirut nel 1983, in cui sono rimasti uccisi 241 uomini; l'attentato al World Trade Center nel 1993; l'attacco contro il centro militare USA per l'addestramento della Guardia Nazionale saudita di Riad nel 1995, in cui vi sono state altre cinque vittime; la strage alle Torri di al Khobar nel 1996; gli attentati alle ambasciate americane in Africa orientale avvenuti nel 1998 e l'attacco contro il cacciatorpediniere statunitense Cole nel 2000". Cheney ha affermato che gli Stati Uniti non hanno risposto in maniera sistematica a questi attacchi ma li hanno considerati come atti singoli e per questo "la minaccia non era stata valutata nel modo dovuto". Di conseguenza, ha affermato, gli Stati Uniti stanno attualmente portando avanti una strategia per la sicurezza nazionale che comprende il rafforzamento delle proprie difese e la lotta al terrorismo. Gli Stati Uniti stanno inseguendo i terroristi "ovunque essi stiano tramando e pianificando", smantellando la rete finanziaria a sostegno del terrorismo, collaborando con i servizi segreti di tutto il mondo e applicando la dottrina Bush, secondo cui "qualsiasi persona o governo che sostiene, ospita o protegge i terroristi è complice delle stragi di innocenti e ne dovrà rispondere". Il Vice Presidente ha affermato che Saddam Hussein "aveva legami con il terrorismo poiché ha ospitato l'organizzazione di Abu Nidal, ha sostenuto i terroristi e ha ricompensato le famiglie degli attentatori suicidi in Israele". Egli ha poi parlato del rapporto provvisorio di David Kay relativo all’indagine degli Ispettori del Gruppo d’Inchiesta sull’Iraq che individuava "molte attività connesse al programma di sviluppo delle armi di distruzione di massa e un gran numero di dispositivi che l'Iraq ha nascosto alle Nazioni Unite, durante le ispezioni iniziate negli ultimi mesi del 2002". Secondo Cheney, il rapporto Kay costituisce una prova convincente che giustifica l'uso della forza. Cheney ha detto che gli Stati Uniti "non potevano accettare il serio pericolo costituito dalla possibilità che Saddam Hussein e i suoi alleati terroristi ricorressero all'uso di armi di distruzione di massa contro di noi o contro i nostri amici o alleati". Egli ha, altresì, parlato delle critiche rivolte alle attività della coalizione in Iraq. Nei confronti di coloro che sostengono che Saddam Hussein non costituisse una minaccia imminente, Cheney ha ricordato l’interrogativo del Presidente Bush: "Da quando i terroristi e i dittatori rivelano le loro intenzioni, informandoci gentilmente prima di colpire?" A quanti ritengono che affrontando la minaccia terroristica si alimentano disordini, il Vice Presidente ha detto che "anno dopo anno, in mancanza di una reazione efficace da parte dell'America e di altre nazioni, i terroristi si erano solo rinvigoriti". Infine, a quanti sostengono che gli Stati Uniti non dovrebbero agire senza un consenso internazionale unanime, ha risposto che "gli Stati Uniti si sono impegnati a intraprendere azioni multilaterali ovunque questo sia possibile. Tale impegno, però, non ci richiede di…trascurare la nostra difesa…per via delle perplessità di un solo governo straniero. In conclusione, l'America deve essere la responsabile della propria sicurezza nazionale". Secondo Cheney, gli Stati Uniti devono "scegliere tra l'agire, per garantire la nostra sicurezza, e il non agire, facendo così aumentare i pericoli. Il Presidente Bush ha rifiutato la strategia del non agire e i risultati sono visibili a tutti. La coalizione sta aiutando l'Iraq a dar vita a una nazione con un proprio governo, sicura e fiduciosa che possa essere un esempio di libertà per tutto il Medio Oriente".
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