testo originale in inglese

 

"In difesa delle donne irachene", di Paula Dobriansky, 2 luglio 2003

(Editoriale del Sottosegretario di Stato pubblicato dal Washington Post)

(Questo articolo di Paula Dobriansky, Sottosegretario di Stato per gli Affari Globali è stato pubblicato sul Washington Post il 2 luglio ed è di dominio pubblico. Non ci sono restrizioni relative alla sua ripubblicazione)

In difesa delle donne irachene

di Paula Dobriansky*

L'editoriale di Elizabeth Goitein del 24 maggio intitolato "Difendiamo le donne irachene", criticava ingiustamente l'Amministrazione Bush per non aver prestato sufficiente attenzione alla situazione delle donne in Iraq. In realtà, invece, stiamo facendo esattamente quello che chiedeva il titolo del suo articolo. Infatti, l'impegno degli Stati Uniti in difesa dei diritti umani delle donne irachene è saldo e viene dimostrato chiaramente dalle nostre attività sul posto e dalla nostra linea politica. Altrettanto importante è il fatto che i nostri sforzi sono guidati in maniera appropriata dalle stesse donne irachene. Come ha sottolineato il Segretario di Stato Colin Powell, gli Stati Uniti desiderano "aiutare il popolo iracheno a costruire una società stabile, una nazione democratica il cui governo rappresenti tutti".

Condividiamo l'idea che le donne irachene debbano giocare un ruolo fondamentale nel revival politico ed economico della loro società. La maggior parte degli iracheni ci hanno confessato il loro ardente desiderio di avere di un governo democratico che rappresenti il popolo nella sua complessa interezza, che sia amministrato secondo la legge e che rispetti i diritti di tutti gli iracheni. In tal modo, rispettando le tradizioni religiose dell'Iraq, ostacoleremo qualsiasi tentativo di creare una teocrazia che calpesti i diritti umani degli uomini e delle donne.

Questi ampi principi sono già stati tradotti in azioni concrete. Le donne irachene sono coinvolte in tutti gli aspetti delle discussioni di ordine politico, economico e civile. Sotto l'Autorità Provvisoria della Coalizione, l'Ambasciatore Paul L. Bremer si incontrerà con le donne irachene per ricevere direttamente da loro consigli e suggerimenti su come ricostruire il loro Paese. Bremer ha anche designato un alto funzionario scelto tra i membri del suo gruppo di lavoro per il governo e la democrazia, per intensificare la partecipazione delle donne al governo iracheno ricostituito. Nel frattempo, a Washington, ho nominato un esperto di lingua araba all'Ufficio per le Questioni Femminili Internazionali del Dipartimento di Stato, con l'incarico di monitorare gli sforzi compiuti sul posto e creare una struttura per sollecitare il supporto del settore privato statunitense a favore di iniziative democratiche che promuovano le cause femminili. Siamo costantemente in contatto con le donne iracheno-americane, con altri gruppi di donne e con le organizzazioni non governative. Sotto il brutale regime di Saddam Hussein era stato negato il diritto alla partecipazione politica a tutti gli iracheni, uomini e donne, privati anche dei diritti umani più basilari. Ad esempio, la violenza sessuale era spesso utilizzata come mezzo per reprimere i dissensi. Ma la macchina repressiva di Saddam Hussein è stata distrutta.

La nostra principale priorità preoccupa anche fortemente le stesse donne irachene: la sicurezza per loro e per le loro famiglie. Siamo certi che, con l'aumentare della sicurezza e il ritorno alla tolleranza e alla libertà economica in Iraq, saranno sempre di più le donne irachene che si faranno avanti per prendere parte alla ricostruzione del loro Paese.

Le nostre attività sul posto si muovono oggi in questa direzione. Ci stiamo adoperando al fine di promuovere l'interesse delle donne irachene in ogni campo, da quello dei diritti umani, a quello della partecipazione politica ed economica, da quello della salute pubblica a quello dell'istruzione. Ad esempio, stiamo contribuendo agli sforzi iracheni volti a preparare materiali scolastici che servano ad insegnare ai giovani del Paese i valori della tolleranza e della libertà individuale. Dai due convegni politici iracheni, promossi dalle Autorità della coalizione, sono nate dichiarazioni che affermano l'importanza dell'eguaglianza per le donne. Sfortunatamente, a causa della situazione della sicurezza ancora piuttosto instabile, troppe poche donne hanno preso parte a queste riunioni. Da allora, abbiamo dato vita ad una importante iniziativa, lavorando a stretto contatto con le organizzazioni non governative, per identificare e incoraggiare un numero significativo di donne irachene a prendere parte a convegni futuri, alla ricostruzione delle istituzioni irachene e alla formulazione delle nuove leggi.

Il nostro impegno nei confronti delle donne irachene fa parte di uno sforzo più ampio a favore di un maggior potere per le donne in tutto il Medio Oriente. Grazie all'Iniziativa del Presidente per la Partnership in Medio Oriente, stiamo varando dei programmi per istruire candidati donne, finanziare programmi per l'alfabetizzazione delle bambine e delle donne, sponsorizzare l'imprenditoria femminile nell'ambito di corsi professionali di business, e per sostenere i gruppi socialmente impegnati a favore delle donne in Medio Oriente. Riteniamo che nessun Paese possa mettere pienamente a frutto le sue potenzialità se emargina o priva dei diritti civili metà della sua popolazione.

(*Sottosegretario di Stato per gli Affari Globali)