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I piani per il dopoguerra iracheno, 28 febbraio 2003 Se Saddam Hussein rifiuta di disarmare e rende inevitabile la guerra, sarà una guerra di liberazione e non di occupazione. Come ha dichiarato il Presidente Bush nel suo discorso alle Nazioni Unite dello scorso settembre: "La libertà per il popolo dell’Iraq è una grande causa morale e un grande obiettivo strategico. Il popolo iracheno la merita; la sicurezza di tutte le nazioni la richiede". Assicurare e mantenere questa libertà nell’Iraq del dopo-Saddam sarà un’impresa gigantesca. Ma siamo ben preparati. La programmazione è in corso da mesi in tutte le agenzie competenti del governo americano. Gli obiettivi dei nostri piani sono chiari. Innanzitutto, insieme ai nostri partner della coalizione, dobbiamo assicurare il rapido flusso di soccorsi umanitari in Iraq. Attualmente, la situazione umanitaria dell’Iraq è precaria. Per gli approvvigionamenti alimentari gran parte degli iracheni dipende dalle razioni distribuite nel quadro del programma ‘Oil for food’. Ma la manipolazione del programma da parte del regime iracheno ha portato a tassi di mortalità e di malnutrizione ancor più elevati rispetto a quelli esistenti prima della Guerra del Golfo. La storia di Saddam Hussein è una storia di crisi umanitarie create da lui stesso. Dobbiamo essere preparati a tutto ciò – e lo siamo. Il governo degli USA sta accumulando riserve per quasi 3 milioni di razioni umanitarie giornaliere per far fronte all’emergenza alimentare. Ci stiamo inoltre rifornendo di coperte, serbatoi d’acqua, medicinali indispensabili e altro materiale per i soccorsi umanitari che saranno in grado di aiutare fino a un milione di persone. Gran parte di queste riserve è già nella regione ed altre sono in arrivo. Per distribuire questi ed altri materiali, faremo affidamento soprattutto sulle agenzie umanitarie civili. Contiamo sugli sforzi delle organizzazioni internazionali quali le Nazioni Unite, la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa e le varie organizzazioni non governative. Queste strutture hanno l’esperienza, il personale e le attrezzature che possono fare letteralmente la differenza tra la vita e la morte. Finanzieremo e agevoleremo i loro sforzi al meglio delle nostre possibilità. Nelle situazioni in cui non sarà disponibile un’agenzia dell’Onu o un’organizzazione non governativa, le forze armate degli USA potrebbero essere chiamate a fornire soccorsi, seppur limitati, che saranno prestati sotto la guida di esperti civili con l’obiettivo di far arrivare appena possibile le agenzie umanitarie nell’area. Per coordinare tutte queste attività, il governo USA sta addestrando una squadra composta da 60 persone che avranno il compito di fornire assistenza per fronteggiare la catastrofe civile. E’ la più grande squadra del genere mai messa insieme nella storia degli USA, e ne fanno parte gli esperti di crisi umanitarie provenienti da diverse agenzie. In breve tempo, la squadra avrà rappresentanti nel Kuwait, in Turchia, in Giordania e nel Qatar. Lavoreremo anche alla ricostruzione delle infrastrutture irachene che sono state gestite male e trascurate per anni. Inizialmente, le attività saranno volte a riattivare gli impianti elettrici e gli approvvigionamenti di acqua potabile, nonché a fornire cure mediche immediate e a ripristinare l’assistenza sanitaria. Nel lungo termine, aiuteremo la popolazione irachena a creare un sistema economico più stabile e dinamico. In particolare, aiuteremo a creare un moderno sistema fiscale e finanziario, a stabilizzare il dinaro e a far fronte agli obblighi connessi con il debito e i risarcimenti. Un aspetto critico del lavoro di ricostruzione sarà quello di garantire la protezione delle risorse naturali irachene dagli atti di sabotaggio del regime di Saddam Hussein e di assicurare che siano utilizzate a beneficio della popolazione irachena. Le risorse naturali dell’Iraq appartengono agli iracheni e – dopo essere state utilizzate per decenni per costruire palazzi e armi di distruzione di massa – saranno finalmente utilizzate a vantaggio della popolazione e non di Saddam Hussein. Infine, l’Iraq del dopo-Saddam dovrà essere autenticamente libero e democratico. Gli Stati Uniti non cercheranno di dettare alla popolazione irachena le linee precise del loro nuovo sistema politico. Ma nessuno deve voler semplicemente sostituire un dittatore con un altro. L’obiettivo -- che siamo certi di condividere con la popolazione irachena -- è un Iraq che va verso la democrazia, nel quale i diritti individuali siano tutelati indipendentemente dal sesso, dalla religione o dall’appartenenza etnica. Gli aiuti all’Iraq e la sua ricostruzione nel dopo-Saddam richiederanno uno sforzo enorme. Il successo sarà possibile unicamente lavorando con i (paesi) vicini dell’Iraq e con la comunità internazionale. Più di ogni altra cosa, avremo bisogno del sostegno della popolazione irachena. Gli Stati Uniti lavoreranno per meritarsi questo sostegno. Molti chiedono già per quanto tempo l’America sarà disposta a restare in Iraq. La nostra risposta è semplice: resteremo per tutto il tempo necessario, ma non un giorno di più. Fin dall’inizio, coinvolgeremo gli iracheni nel compito della ricostruzione del loro paese e ne trasferiremo la responsabilità agli organi iracheni appena possibile. E’ una responsabilità molto pesante. Quando gli analisti del futuro guarderanno indietro alla storia del Medio Oriente all’inizio del XXI secolo, invece di chiedere: "Che cosa andò male?" potrebbero chiedersi: "Perché mai andò bene?" Se lo faranno, una delle risposte sarà: le nazioni libere del mondo compresero che i loro valori e i loro interessi indicavano nella stessa direzione: in direzione della libertà. L’autore è Consigliere Aggiunto per la Sicurezza Nazionale del Presidente Bush.
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